Ogni primavera, nei parchi urbani e nelle aree periurbane di Arezzo, ritornano specie di uccelli che hanno percorso migliaia di km per raggiungere i loro siti di riproduzione.
Tra queste, tre protagonisti discreti ma fondamentali sono il codirosso comune, il succiacapre e l’usignolo. Queste specie hanno caratteristiche diverse per ecologia e comportamento, ma sono accomunate da una strategia chiave: la migrazione di lungo raggio.
Osservarle – o più spesso ascoltarle – significa leggere il territorio attraverso una prospettiva ecologica ampia, che collega Africa ed Europa, ambienti naturali e paesaggi urbani.

Codirosso comune (Phoenicurus phoenicurus)
Il codirosso comune è un piccolo passeriforme insettivoro che trascorre l’inverno nell’Africa subsahariana e rientra in Europa in primavera per la riproduzione.
Ad Arezzo frequenta soprattutto:
boschi maturi di latifoglie;
margini forestali e radure;
parchi alberati e frutteti con presenza di cavità.
La sua ecologia è strettamente legata alla disponibilità di insetti e di alberi maturi, che forniscono siti di nidificazione.
Il canto è melodico e variabile, con frasi brevi e sonore, come trilli, spesso emesso da posatoi elevati nelle prime ore del mattino. È uno dei segnali acustici più tipici dell’inizio della primavera.
La specie risente della perdita di cavità, della semplificazione strutturale dei boschi e della riduzione delle risorse trofiche.

Succiacapre (Caprimulgus europaeus)
Il succiacapre è un migratore trans-sahariano presente in Italia solamente tra primavera ed estate. Sverna nell’Africa subsahariana e nidifica in ambienti aperti e semi-aperti.
Gli habitat di riproduzione includono:
radure e boschi radi;
pinete e brughiere
aree con suolo nudo o vegetazione bassa.
Il succiacapre è una specie crepuscolare e notturna, altamente specializzata nella caccia agli insetti volanti, che cattura abilmente in volo. Nonostante il becco sia molto piccolo, possiede una bocca estremamente ampia, adattamento funzionale che gli consente di intercettare le prede durante il volo. Questa caratteristica morfologica, unita all’abitudine di frequentare aree aperte e pascoli dove l’attività degli insetti è maggiore, ha alimentato in passato credenze popolari infondate: si riteneva infatti che l’uccello si attaccasse alle mammelle del bestiame durante la notte per succhiare il latte, da cui deriva il nome comune.
Il maschio emette un trillo continuo e vibrante, udibile al crepuscolo e nelle notti calme. Oltre al canto, in volo il maschio può emettere un verso più acuto simile a un “coohwick” e produrre un suono secco e percussivo sbattendo le ali, spesso usato per difendere il territorio o durante il corteggiamento. Il canto è spesso l’unico modo per rilevare la specie, estremamente mimetica e difficile da osservare.
Il succiacapre è particolarmente vulnerabile al disturbo notturno, all’illuminazione artificiale, alla riduzione degli insetti e al traffico veicolare.

Usignolo (Luscinia megarhynchos)
L’usignolo è un passeriforme migratore di lungo raggio che sverna nell’Africa subsahariana e ritorna in Europa in primavera per nidificare.
È strettamente associato a:
boschi di latifoglie,
siepi dense,
ambienti ripariali,
sottobosco ricco e poco disturbato.
Si nutre prevalentemente di insetti e altri invertebrati, e la sua presenza è un indicatore affidabile della qualità del sottobosco.
L’usignolo è celebre per uno dei canti più complessi e potenti dell’avifauna europea, spesso emesso anche di notte. Il canto ha una funzione cruciale nella difesa territoriale ed è ampiamente utilizzato negli studi ecoacustici.
La specie è sensibile alla gestione intensiva del verde e alla perdita di habitat strutturati.
Migrazione: una strategia ecologica globale
La migrazione è un fenomeno naturale adottato da numerose specie e gruppi tassonomici per rispondere a variazioni stagionali di risorse, clima e condizioni ambientali.
Gli uccelli non percepiscono i confini politici come li intendiamo noi umani: i loro spostamenti sono guidati dalla disponibilità di cibo, dai siti idonei alla riproduzione e dalla presenza di barriere o corridoi ecologici che facilitano o ostacolano il viaggio.
Per questo, anche i parchi urbani e le aree periurbane di una città come Arezzo possono assumere un ruolo chiave lungo le rotte migratorie o come tappa finale del viaggio.
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